Quella mattina si svegliò di soprassalto. Il cuore le batteva forte e si guardò intorno con apprensione, ma era sola e la casa l’avvolgeva con il suo silenzio. Allungò la mano per prendere una sigaretta, poi cambiò idea: meglio fare prima il caffé.
Andò in cucina, accese il fuoco e cercò la sua vecchia tazza, ma lo sguardo fu attirato da un luccichìo: un raggio di sole si dondolava ammiccante su due tazzine di metallo.
Sembrava un aperto suggerimento. Non le aveva mai usate quelle due tazzine, un po' perché le piacevano come complementi d'arredo, un po' per via di quella strana storia che le avevano raccontato e alla quale aveva deciso di non credere. Le aveva ricevuto in dono da un’amica perché erano due tazzine magiche. Combinando la purezza del metallo con la trasparenza del cristallo avevano il potere di compiere un piccolo prodigio: esaltare l'essenza della vita purché la si guardasse attraverso esse.
Sciocchezze, aveva pensato lei riponendole sullo scaffale da dove ora sembrava la sfidassero beffarde.
Il gorgoglìo del caffé la riportò alla realtà, una realtà che non le offriva molto in verità. Represse un moto di stizza cercando le presine. L'aroma del caffé cominciò a riempire i vuoti del suo animo stimolandole la voglia di cambiamento.
In fondo oggi era un giorno speciale, e poi.... e poi un giorno o l'altro le avrebbe pure dovute usare, si disse. Ma sì, tanto non succede nulla, aggiunse una vocina piccola piccola dentro di lei, così piccola che, per fortuna, non la udì.
Il caffé nero e profumato riempiva la tazzina di cristallo. Lo guardò curiosa, affascinata dalle strane forme che sembrava disegnare la crema dorata.
Smettila di fantasticare, si disse. Scrollò le spalle, bevve di un fiato e non se ne accorse neppure. Perché il caffé, caldo e aromatico, aveva un sapore nuovo, così intenso che non le sembrava di averlo mai provato.
E così non si accorse che stava guardando il giardino di fronte attraverso la tazzina. Il cielo era azzurro e il sole sembrava giocare con gli alberi colorandone di allegria le foglie: sì, pensò, è proprio una splendida giornata.
Sorrise. E sorridendo si versò un'altra tazza di caffé!
Andò in cucina, accese il fuoco e cercò la sua vecchia tazza, ma lo sguardo fu attirato da un luccichìo: un raggio di sole si dondolava ammiccante su due tazzine di metallo.
Sembrava un aperto suggerimento. Non le aveva mai usate quelle due tazzine, un po' perché le piacevano come complementi d'arredo, un po' per via di quella strana storia che le avevano raccontato e alla quale aveva deciso di non credere. Le aveva ricevuto in dono da un’amica perché erano due tazzine magiche. Combinando la purezza del metallo con la trasparenza del cristallo avevano il potere di compiere un piccolo prodigio: esaltare l'essenza della vita purché la si guardasse attraverso esse.
Sciocchezze, aveva pensato lei riponendole sullo scaffale da dove ora sembrava la sfidassero beffarde.
Il gorgoglìo del caffé la riportò alla realtà, una realtà che non le offriva molto in verità. Represse un moto di stizza cercando le presine. L'aroma del caffé cominciò a riempire i vuoti del suo animo stimolandole la voglia di cambiamento.
In fondo oggi era un giorno speciale, e poi.... e poi un giorno o l'altro le avrebbe pure dovute usare, si disse. Ma sì, tanto non succede nulla, aggiunse una vocina piccola piccola dentro di lei, così piccola che, per fortuna, non la udì.
Il caffé nero e profumato riempiva la tazzina di cristallo. Lo guardò curiosa, affascinata dalle strane forme che sembrava disegnare la crema dorata.
Smettila di fantasticare, si disse. Scrollò le spalle, bevve di un fiato e non se ne accorse neppure. Perché il caffé, caldo e aromatico, aveva un sapore nuovo, così intenso che non le sembrava di averlo mai provato.
E così non si accorse che stava guardando il giardino di fronte attraverso la tazzina. Il cielo era azzurro e il sole sembrava giocare con gli alberi colorandone di allegria le foglie: sì, pensò, è proprio una splendida giornata.
Sorrise. E sorridendo si versò un'altra tazza di caffé!

